Le nostre reazioni
hanno una storia.
Lavoro con un approccio cognitivo-comportamentale a orientamento evoluzionista. In parole semplici: non cerco di spegnere un sintomo, ma di capire insieme a te a cosa serve e da dove viene, per restituirti più scelta.
Nessuno reagisce nel vuoto.
Il modo in cui interpretiamo le situazioni, reagiamo emotivamente e ci rapportiamo agli altri non si sviluppa dal nulla. Nel corso della vita costruiamo rappresentazioni di noi stessi e delle relazioni, imparando modalità per affrontare le difficoltà, cercare sicurezza e rispondere ai nostri bisogni.
Queste modalità possono essere state adattive in determinati contesti, ma risultare meno funzionali in altri momenti della vita. Chi ha imparato presto a non chiedere aiuto, per esempio, può essere oggi una persona molto autonoma, e al tempo stesso sentirsi sola proprio quando avrebbe più bisogno degli altri.
Comprendere il proprio funzionamento psicologico non significa necessariamente individuare un'unica causa nel passato, ma esplorare l'interazione tra storia personale, esperienze presenti, emozioni, pensieri e comportamenti. È da questa comprensione che nasce la possibilità di cambiare.
Cognitivo-comportamentale,
a orientamento evoluzionista.
Due parole che insieme descrivono un modo preciso di guardare alla sofferenza psicologica. Provo a spiegarle senza tecnicismi.
Cognitivo-comportamentale
Significa partire da ciò che accade concretamente: le situazioni che attivano il disagio, i pensieri che le accompagnano, le emozioni che ne derivano e i comportamenti con cui rispondiamo. Questi elementi si influenzano a vicenda e spesso formano circoli che mantengono la sofferenza: l'ansia porta a evitare, l'evitamento conferma che c'era da avere paura.
Il lavoro è collaborativo e trasparente: osserviamo insieme questi circoli, li rendiamo riconoscibili e sperimentiamo modi alternativi di pensare e agire, verificando passo dopo passo cosa funziona per te.
Evoluzionista
Significa chiedersi anche a cosa serve ciò che proviamo. Secondo il cognitivismo evoluzionista, sviluppato in Italia soprattutto da Giovanni Liotti, le nostre emozioni e i nostri comportamenti sono organizzati da sistemi motivazionali condivisi da tutta la specie: il bisogno di protezione, di vicinanza, di prendersi cura, di avere un posto riconosciuto nel gruppo, di cooperare alla pari.
Questi sistemi si sono stratificati nel corso dell'evoluzione, dai livelli più antichi legati alla sopravvivenza a quelli più recenti legati al linguaggio e alla condivisione di significati. Molte difficoltà psicologiche si capiscono meglio come conflitti o squilibri tra questi sistemi, non come difetti della persona.
Cosa facciamo nei colloqui.
Ogni persona porta con sé una storia, risorse e difficoltà differenti. Per questo il percorso parte dall'ascolto e dalla comprensione della domanda individuale.
Mettere a fuoco
Attraverso i colloqui mettiamo a fuoco le difficoltà attuali e riconosciamo i fattori che contribuiscono a mantenerle: situazioni, pensieri, emozioni, comportamenti e relazioni.
Dare un senso
Esploriamo le modalità con cui affronti le esperienze emotive e relazionali, e la loro storia. Uso spesso la psicoeducazione: capire come funzionano ansia, vergogna o attaccamento cambia il modo di viverli.
Sperimentare
Tra un incontro e l'altro possono esserci osservazioni da fare, piccoli esperimenti, strategie da provare. Il cambiamento si costruisce nella vita reale, non solo in studio.
Consolidare
L'obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza di sé, sostenere le risorse personali e individuare possibilità di cambiamento coerenti con i tuoi bisogni, che restino tue anche dopo.
«Il sintomo non è un errore da correggere: è una soluzione che un tempo ha funzionato, e che oggi costa troppo.»Una delle idee che guida il mio lavoro
Gli strumenti che uso più spesso.
Colloquio clinico
Lo spazio principale: un dialogo guidato, attento tanto a ciò che racconti quanto a come lo racconti.
Psicoeducazione
Spiegazioni chiare e materiali visivi, compresi i modelli esplorabili in 3D, per capire i meccanismi di ciò che provi.
Auto-osservazione
Schede e diari semplici per riconoscere situazioni, pensieri ed emozioni ricorrenti tra un incontro e l'altro.
Lavoro sugli schemi
Riconoscere le rappresentazioni di sé e degli altri che guidano le reazioni automatiche, e la loro origine.
Regolazione emotiva
Strategie concrete per tollerare e modulare emozioni intense, dall'ansia alla rabbia alla vergogna.
Esperimenti comportamentali
Provare, in modo graduale e condiviso, comportamenti diversi da quelli abituali e osservare cosa succede davvero.
Cosa offro, e cosa non offro.
Sono psicologa clinica iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio e specializzanda in psicoterapia. Offro consulenza e sostegno psicologico, psicoeducazione e percorsi di accompagnamento per adulti. Non svolgo psicoterapia, non prescrivo farmaci e non attribuisco al mio lavoro specializzazioni che non ho ancora conseguito.
Se nel corso dei colloqui emergesse il bisogno di un intervento diverso, come una psicoterapia strutturata, una valutazione diagnostica specialistica o una consulenza psichiatrica, te lo dirò con chiarezza e ti aiuterò a orientarti verso i professionisti adeguati. Lavorare in rete fa parte del prendersi cura.
Sull'approccio.
Che leggo emozioni e comportamenti come risposte a bisogni fondamentali condivisi da tutti gli esseri umani: protezione, vicinanza, cura, riconoscimento, cooperazione. Quando questi bisogni entrano in conflitto o restano a lungo senza risposta, nascono molte delle difficoltà che portano le persone in studio. Nella sezione di psicoeducazione puoi esplorare questi sistemi in 3D.
No. Il sostegno psicologico è un intervento che la psicologa può svolgere per aiutarti a comprendere le difficoltà, attivare risorse e sviluppare strategie. La psicoterapia richiede una specializzazione quadriennale che sto completando: per questo offro percorsi di consulenza e sostegno, non psicoterapia.
Si parte sempre dal presente: da ciò che ti fa stare male oggi. La storia personale entra nei colloqui quando aiuta a capire da dove vengono certi modi di reagire, non come un obbligo. Sei tu a decidere cosa e quando raccontare.
Dopo due o tre colloqui di conoscenza concordiamo insieme obiettivi e frequenza, di solito settimanale o quindicinale. La durata dipende dalla domanda: periodicamente facciamo il punto e decidiamo insieme come proseguire.
Vuoi vedere il modello
dal vivo?
Nella sezione di psicoeducazione ho reso esplorabili in 3D i tre livelli evolutivi del cervello e i sistemi motivazionali: il modo più semplice per capire come guardo alle difficoltà psicologiche.
per scegliere.