Psicoeducazione · Modelli interattivi

Capire come funziona la mente,
per capire se stessi.

Il mio lavoro si basa sul modello cognitivo-evoluzionista: le nostre emozioni e i nostri comportamenti rispondono a bisogni antichi, organizzati su più livelli. In questa pagina li ho resi esplorabili in 3D: prima i tre livelli del cervello su un modello anatomico reale, poi i sistemi motivazionali descritti da Giovanni Liotti.

FormatoDue modelli interattivi
BaseCognitivismo evoluzionista
TaglioDivulgativo, non diagnostico
Tempo di lettura10–15 minuti
Perché la psicoeducazione

Ciò che si capisce,
si può cambiare.

Molte persone arrivano in studio convinte di essere «fatte male»: troppo ansiose, troppo sensibili, troppo dipendenti, troppo critiche con se stesse. Una parte importante del lavoro consiste nel sostituire questo giudizio con una comprensione: le nostre reazioni non sono difetti casuali, ma risposte di sistemi che l'evoluzione ha costruito per proteggerci, legarci agli altri e farci cooperare.

Il cognitivismo evoluzionista, sviluppato in Italia soprattutto da Giovanni Liotti, propone di leggere emozioni e comportamenti alla luce di questi sistemi e dei livelli evolutivi in cui si sono formati. I due modelli che seguono non sono una lezione di neuroanatomia: sono una mappa per orientarsi dentro di sé.

Modello interattivo 1

I tre livelli del cervello.

Un emisfero reale dall'Allen Human Reference Atlas (148 strutture), con ogni struttura attribuita ai tre livelli del «cervello trino» secondo i criteri di MacLean. Passa il mouse per leggere il nome anatomico, clicca una struttura per la sua scheda, seleziona un livello per isolarlo.

Modello didattico, non anatomia letterale. Il «cervello trino» è una metafora utile per distinguere livelli di organizzazione del comportamento, non una descrizione fedele di come il cervello si è evoluto: le strutture reali sono profondamente integrate. L'attribuzione delle strutture ai tre livelli segue criteri dichiarati (vedi «Come abbiamo attribuito le strutture», più in basso); ciò che il modello non assegna, come cervelletto e talamo, è mostrato in grigio e non forzato in un livello. Nulla in questa pagina ha valore diagnostico.
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Livello 1 · tronco encefalico e gangli della base Livello 2 · sistema limbico Livello 3 · neocorteccia Fuori schema · cervelletto, talamo, vie sensoriali
Tre livelli, una storia

Dal corpo che reagisce
alla mente che racconta.

Negli anni Sessanta il neuroscienziato Paul MacLean propose di leggere il cervello umano come la sovrapposizione di tre «cervelli» comparsi in epoche evolutive diverse: un livello rettiliano (tronco encefalico e gangli della base) dedicato alla sopravvivenza e alle abitudini; un livello paleomammaliano (sistema limbico) dedicato alle emozioni, alla memoria e ai legami; e un livello neomammaliano (neocorteccia) dedicato al linguaggio, al pensiero astratto e alla cooperazione complessa.

Giovanni Liotti ha ripreso questa idea non come anatomia, ma come euristica: i tre livelli descrivono tre ordini di priorità del comportamento. Quando il livello più antico si attiva (pericolo!), quelli più recenti vengono messi in secondo piano. È la ragione per cui, nel pieno dell'ansia, non riusciamo a «ragionare»: non è un difetto di intelligenza, è una gerarchia di urgenze che ha funzionato per milioni di anni.

Una metafora utile, con le sue cautele

È importante dirlo con chiarezza: come descrizione dell'evoluzione del cervello il modello trino è superato. Le neuroscienze comparate mostrano che le strutture cerebrali non si sono «impilate» una sull'altra, ma si sono trasformate insieme, e che anche i rettili possiedono precursori di ciò che chiamiamo corteccia e sistema limbico. Il modello va quindi usato per ciò che è: una mappa semplificata dei livelli di organizzazione della motivazione, non una fotografia dell'anatomia.

Con questa cautela, resta uno strumento psicoeducativo prezioso. Aiuta a capire perché «sapere» una cosa non basti a sentirla, perché il corpo reagisca prima del pensiero e perché, per cambiare, sia necessario lavorare su tutti e tre i livelli: la sicurezza del corpo, le emozioni dei legami, i significati che diamo alle esperienze.

Come abbiamo attribuito le strutture

Per rendere il modello verificabile, l'attribuzione delle 148 strutture dell'atlante segue criteri espliciti, ricavati dal testo di MacLean (1990) e dalla neuroanatomia funzionale corrente:

  • Livello 1, complesso R: il tronco encefalico (mesencefalo, ponte, bulbo) e il complesso striatale, cioè caudato, putamen, globo pallido, sostanza nera e nucleo subtalamico.
  • Livello 2, sistema limbico: le strutture del lobo limbico e del circuito di Papez (giro del cingolo, giro paraippocampale, ippocampo, fornice, corpi mammillari), l'amigdala, l'ipotalamo, il setto con il nucleo del letto della stria terminale e il prosencefalo basale, la corteccia olfattiva, l'insula anteriore agranulare e il nucleo accumbens, che MacLean collocava nello striato olfattivo e che la ricerca successiva ha integrato nel circuito della ricompensa.
  • Livello 3, neocorteccia: l'isocorteccia dei quattro lobi e dell'insula posteriore, con il corpo calloso.
  • Fuori schema: cervelletto, talamo, epitalamo, zona incerta, claustro e vie ottiche, che il modello trino non assegna. Sono mostrati in grigio con la loro scheda, invece di essere forzati in un livello.

Due mesh dell'esportazione dell'atlante sono anomale e vengono dichiarate come tali: «frontal_pole» occupa una regione incompatibile con un polo frontale e «posteroventral_putamen» descrive in realtà corteccia mediale. Restano visibili come contesto, più trasparenti, ma non sono cliccabili: il puntatore passa alla struttura reale sottostante. Il nome originale dell'atlante è sempre visibile nel tooltip e nella scheda, così che ogni attribuzione possa essere controllata.

Modello interattivo 2

I sistemi motivazionali
di Giovanni Liotti.

Dodici sistemi su tre livelli evolutivi: ogni punto è un bisogno fondamentale, ogni linea una relazione tra sistemi. Clicca un sistema o prova uno scenario.

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La mappa 3D non è disponibile

Il tuo dispositivo o browser non supporta la grafica 3D (WebGL). Trovi tutti i sistemi descritti in forma testuale più in basso.

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Livello 1 · regolazione individuale Livello 2 · sistemi interpersonali Livello 3 · intersoggettività linea tratteggiata · conflitto o inibizione
Cosa sono

Programmi antichi
per bisogni attuali.

Un sistema motivazionale è un programma innato, selezionato dall'evoluzione, che orienta emozioni, attenzione e comportamento verso uno scopo preciso. Si attiva in certe condizioni, si disattiva quando lo scopo è raggiunto e produce emozioni diverse a seconda che le cose vadano bene o male. Non lo scegliamo: lo sentiamo.

Liotti distingue tre livelli. Al primo stanno i sistemi di regolazione individuale, non sociali: difesa, esplorazione, territorialità, ricerca di risorse, regolazione corporea. Al secondo i sistemi motivazionali interpersonali (SMI), comparsi con i mammiferi: attaccamento, accudimento, rango, sessualità, gioco sociale. Al terzo, tipicamente umano e messo a fuoco da Liotti nei lavori più recenti con Cortina e Gilbert, la cooperazione paritetica e l'intersoggettività: la capacità di condividere scopi, attenzione e significati, e di comprendere la mente propria e altrui. Il numero e i nomi dei sistemi variano leggermente tra le opere di Liotti e dei suoi collaboratori: la mappa qui sopra ne propone una sintesi didattica.

Quando i sistemi entrano in conflitto

La sofferenza psicologica, in questa prospettiva, nasce raramente da un singolo sistema «guasto». Nasce più spesso da conflitti tra sistemi o da attivazioni croniche. L'esempio più studiato da Liotti è la «paura senza soluzione»: quando la persona che dovrebbe proteggerci è anche quella che ci spaventa, attaccamento e difesa si attivano insieme e si contraddicono. Ma ci sono conflitti più quotidiani: la discussione di coppia che scivola dalla cooperazione al rango, l'esplorazione che si blocca quando l'attaccamento è in allarme, l'accudimento che diventa compulsivo perché l'attaccamento non ha mai trovato risposta.

Cosa significa per un percorso psicologico

Significa, prima di tutto, poter leggere le proprie reazioni come risposte sensate a bisogni fondamentali. Significa imparare a riconoscere, in tempo reale, quale sistema è attivo («sto difendendomi o sto cooperando?») e quale bisogno sta cercando risposta. E significa costruire, dentro la relazione psicologica stessa, un'esperienza di cooperazione alla pari da cui l'intersoggettività, la capacità di capirsi, può ripartire. È per questo che nel mio lavoro la relazione viene prima delle tecniche.

Domande frequenti

Sul modello.

Come descrizione dell'evoluzione anatomica del cervello è superato: le neuroscienze mostrano che le strutture si sono trasformate e integrate insieme, non impilate una sull'altra. Resta però una metafora didattica efficace per distinguere livelli di organizzazione del comportamento con priorità diverse, ed è in questo senso euristico che Liotti lo utilizza.

Sono programmi innati, selezionati dall'evoluzione, che orientano emozioni e comportamenti verso scopi precisi: proteggersi, esplorare, ottenere cura, prendersi cura, definire il proprio rango, formare una coppia, giocare, cooperare, condividere significati. Ogni sistema si attiva in condizioni specifiche e produce emozioni diverse a seconda che lo scopo sia raggiunto o ostacolato.

A leggere le proprie reazioni come risposte sensate a bisogni fondamentali, invece che come difetti. Capire quale sistema è attivo in un momento di difficoltà, e quale bisogno sta cercando risposta, apre la possibilità di scegliere invece di reagire.

No. I sistemi motivazionali e i loro conflitti fanno parte dell'esperienza umana di tutti. Riconoscersi in una descrizione è un buon motivo per approfondire con un professionista, non per autodiagnosticarsi.

Dall'Allen Human Reference Atlas, distribuito da NIH 3D con licenza Creative Commons. È un modello anatomico reale di un emisfero, con 148 strutture, ciascuna identificata con la nomenclatura originale dell'atlante (visibile nel tooltip). Per questa pagina è stato alleggerito e ricolorato per livelli. I dettagli sono nei crediti in fondo alla pagina.

Fonti

Su cosa si basa.

I contenuti sintetizzano, a scopo divulgativo, alcuni riferimenti chiave del cognitivismo evoluzionista e del dibattito sul modello trino.

  1. MacLean PD. The Triune Brain in Evolution: Role in Paleocerebral Functions. New York: Plenum Press; 1990.
  2. Liotti G. La dimensione interpersonale della coscienza. Roma: Carocci; 2005 (1ª ed. NIS, 1994).
  3. Liotti G, Monticelli F (a cura di). I sistemi motivazionali nel dialogo clinico. Il manuale AIMIT. Milano: Raffaello Cortina; 2008.
  4. Liotti G, Farina B. Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Milano: Raffaello Cortina; 2011.
  5. Liotti G. Trauma, dissociation, and disorganized attachment: Three strands of a single braid. Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training. 2004;41(4):472–486. DOI
  6. Main M, Hesse E. Parents' unresolved traumatic experiences are related to infant disorganized attachment status: Is frightened and/or frightening parental behavior the linking mechanism? In: Greenberg MT, Cicchetti D, Cummings EM (a cura di). Attachment in the Preschool Years. Chicago: University of Chicago Press; 1990. p. 161–182.
  7. Liotti G, Gilbert P. Mentalizing, motivation, and social mentalities: Theoretical considerations and implications for psychotherapy. Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice. 2011;84(1):9–25. DOI
  8. Cortina M, Liotti G. Attachment is about safety and protection, intersubjectivity is about sharing and social understanding. Psychoanalytic Psychology. 2010;27(4):410–441. DOI
  9. Bowlby J. Attaccamento e perdita. Vol. 1: L'attaccamento alla madre. Torino: Bollati Boringhieri; 1972 (ed. orig. 1969).
  10. Gilbert P. Human Nature and Suffering. Hove: Lawrence Erlbaum; 1989.
  11. Panksepp J. Affective Neuroscience: The Foundations of Human and Animal Emotions. New York: Oxford University Press; 1998.
  12. Arnsten AFT. Stress signalling pathways that impair prefrontal cortex structure and function. Nature Reviews Neuroscience. 2009;10(6):410–422. DOI
  13. Cesario J, Johnson DJ, Eisthen HL. Your Brain Is Not an Onion With a Tiny Reptile Inside. Current Directions in Psychological Science. 2020;29(3):255–260. DOI
Crediti, modello 3D e licenze

Modello 3D del cervello: «Brain, Male» di NIH 3D (HuBMAP Human Reference Atlas, 3D Reference Object Library), distribuito con licenza CC BY 4.0. Il modello deriva dall'Allen Human Reference Atlas – 3D, 2020 (Ding et al., 2016; Allen Institute for Brain Science) ed è ridimensionato sul Visible Human Male (U.S. National Library of Medicine).

Modifiche rispetto all'originale: conversione in glTF con compressione Draco, alleggerimento per il web e ricolorazione didattica. Il raggruppamento delle strutture nei tre livelli è una semplificazione divulgativa, non una segmentazione anatomica ufficiale.

Software: rendering con Three.js (licenza MIT). La mappa dei sistemi motivazionali è un'elaborazione grafica originale. Contenuti a cura della Dott.ssa Gaia Nerli.

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