01 · Area di intervento

Relazioni affettive
e attaccamento.

Il bisogno di vicinanza, la paura dell'abbandono, la difficoltà a fidarsi o a esprimere i propri bisogni. Il modo in cui amiamo lo abbiamo imparato molto presto. Per fortuna, si può rileggere.

Per chiAdulti e giovani adulti
ModalitàStudio (Roma) e online
InterventoSostegno psicologico individuale
FocusSchemi relazionali
Come si manifesta

Legami che fanno male
proprio quando contano.

Le difficoltà nelle relazioni affettive prendono forme diverse. C'è chi vive ogni legame importante con un'ansia costante: paura di essere lasciati, gelosia, bisogno continuo di rassicurazione, la sensazione di valere solo se l'altro è presente. C'è chi, al contrario, fatica a lasciarsi avvicinare: appena una relazione diventa intima, qualcosa si chiude, si trova un difetto, si prende distanza.

E c'è chi si ritrova, con persone diverse, sempre nella stessa relazione: lo stesso tipo di partner, lo stesso conflitto, la stessa delusione. Oppure chi mette i bisogni degli altri sempre prima dei propri, fino a non sapere più cosa desidera, o resta in legami che fanno male perché lasciarli sembra impossibile.

Queste esperienze non riguardano solo la coppia: toccano le amicizie, i rapporti familiari, il lavoro. E spesso si intrecciano con ansia, autocritica e vergogna: il modo in cui stiamo con gli altri dice molto di come stiamo con noi stessi.

Come la leggo

Il modo in cui amiamo
lo abbiamo imparato.

Fin dai primi mesi di vita, quando stiamo male cerchiamo qualcuno che ci protegga: è il sistema di attaccamento, descritto da John Bowlby e centrale nel modello cognitivo-evoluzionista. Dalle risposte che riceviamo costruiamo aspettative su di noi («merito cure?») e sugli altri («ci saranno quando ne avrò bisogno?»). Queste aspettative diventano schemi che guidano, spesso senza che ce ne accorgiamo, le relazioni adulte.

Chi ha ricevuto risposte imprevedibili può aver imparato a tenere l'altro sempre vicino, a costo di molta ansia. Chi ha imparato che chiedere non serve, o fa male, può aver scelto di non aver bisogno di nessuno. Nessuna di queste strategie è "sbagliata": ciascuna è stata la migliore risposta possibile a un certo contesto.

Nelle relazioni adulte entrano in gioco anche altri sistemi motivazionali: il prendersi cura, il rango (chi decide, chi cede, chi vale di più), la sessualità, la cooperazione alla pari. Molti conflitti di coppia si capiscono meglio osservando quale sistema è attivo in ciascuno: se io cerco protezione e tu rispondi come se fosse una sfida, parliamo lingue diverse.

Comprendere i propri schemi relazionali permette di esplorare come si costruiscono le aspettative su di sé e sugli altri, di riconoscere i segnali che le attivano e di sperimentare, con gradualità, modi nuovi di stare in relazione. La relazione con la psicologa stessa diventa, in questo, un luogo in cui provare.

Come lavoriamo

Un percorso in quattro movimenti.

01

Mappare il copione

Ricostruiamo insieme come si svolgono le tue relazioni importanti: cosa ti attrae, cosa ti spaventa, in quali momenti scatta l'ansia o la chiusura, come finisce. I copioni, una volta visti, perdono potere.

02

Riconoscere lo schema

Diamo un nome alle aspettative che guidano le tue reazioni e ne comprendiamo la storia. Capire da dove viene la paura dell'abbandono o la difficoltà a fidarsi la rende meno assoluta.

03

Ascoltare i bisogni

Impariamo a riconoscere ed esprimere i tuoi bisogni, invece di nasconderli o di farli valere solo attraverso l'ansia o il conflitto. È qui che spesso le relazioni iniziano a cambiare.

04

Sperimentare

Proviamo, nella vita reale, comportamenti diversi: chiedere, dire di no, restare quando l'impulso è scappare, andarsene quando l'impulso è restare. E osserviamo insieme cosa succede davvero.

Cosa può cambiare

Relazioni in cui si può
essere se stessi.

L'obiettivo non è trovare la relazione perfetta né diventare "indipendenti" dagli altri: siamo fatti per il legame. L'obiettivo è costruire una sicurezza interna che permetta di stare in relazione senza perdersi, di tollerare la distanza senza panico e la vicinanza senza fuga, di scegliere le persone invece di finirci dentro.

Chi lavora su questi temi racconta spesso di relazioni meno faticose, di conflitti che non diventano più catastrofi, della capacità di lasciare ciò che fa male e di restare in ciò che fa bene. E di una nuova gentilezza verso quella parte di sé che, per tanto tempo, ha solo cercato di non essere lasciata sola.

Domande frequenti

Su relazioni e attaccamento.

È il modo, appreso nelle prime relazioni di cura, con cui cerchiamo vicinanza e protezione quando stiamo male. Può essere più sicuro o più insicuro (ansioso, evitante, disorganizzato) e influenza le aspettative su di sé e sugli altri nelle relazioni adulte. Non è una condanna: può evolvere attraverso nuove esperienze relazionali.

Sì. Il percorso individuale lavora sui propri schemi relazionali, sulle aspettative e sui modi di reagire: cambiare il proprio modo di stare in relazione cambia inevitabilmente anche la relazione.

Non è una diagnosi, ma un modo di descrivere relazioni in cui il proprio valore e la propria stabilità emotiva dipendono quasi interamente dall'altro, con grande difficoltà a tollerare la distanza e a lasciare legami che fanno male. Spesso ha radici in un attaccamento insicuro e si può comprendere e trasformare.

Sì. Una separazione è spesso il momento in cui gli schemi relazionali diventano più visibili e la motivazione a capirli più forte. Il percorso può aiutare ad attraversare il dolore e, insieme, a non ripetere lo stesso copione.

Aree collegate

Le relazioni sono una chiave per molto altro.

Il modo in cui ami
si può rileggere.

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